Salve! Siamo i ragazzi della I B della Scuola Secondaria di primo grado di Cecchina, circoscrizione di Albano Laziale, ridente cittadina dei Castelli Romani. Quest’anno, con la professoressa di Storia, Paola Aiello, ed il professore di Sostegno, Ciro Di Donna, grazie anche alle testimonianze dei signori Antonello Mendico ed  Emanuele Pastore, abbiamo approfondito la conoscenza della nostra comunità.

 Le origini di Cecchina sono molto remote, anche se pochi lo sanno: l’insediamento più antico del territorio è quello di Monte Giano (oggi Montagnano), riportato da Virgilio, nell’Eneide, ai tempi dello sbarco di Enea a Lavinium. In età antica, sorge a Cecchina il Lucus Ferentinae, importante centro religioso e politico dei latini, nonché sede della lega Latina. Nel medioevo, vengono costruiti alcuni insediamenti fortificati, come il casale di Montagnano e la Torre dei Gandolfi.

Durante il Rinascimento, si assiste ad una vera e propria “esplosione” di casali, tra cui quello dei Cecchini (da cui deriva il nome della frazione), il Casale di Tor Paluzzi, il  Casale Negroni, il Casale di Roncigliano. Nel 1863Cecchina viene attraversata dalla ferrovia Roma-Velletri e l’apertura della  stazione ferroviaria pone le basi dello sviluppo urbanistico della frazione.

Il primo fabbricato dell’odierna Cecchina è un’abitazione eretta intorno al 1880 di fianco alla stazione ferroviaria, adibita ad ufficio postale, costruita da tale Giovanni Primavera, uno dei primissimi cecchinesi.

Il 1935 è un anno importante per il paese: Cecchina centro e le sue zone, composte di case sparse, vengono cedute, in seguito a scambi di territori tra il comune di Roma ed i comuni limitrofi, ad Albano Laziale; la parte ad est dell’emissario del lago di Nemi passa ad Ariccia(GinestretoFontana di PapaPiani di Santa Maria); Montagnano basso, sotto l’Ardeatina, assieme a Pescarella, va  a far parte di Pomezia (più tardi, in seguito alla creazione del comune di Ardea, diverrà possedimento di quest’ultima), mentre Campoleone viene inglobata da Aprilia, città appena nata per opera della bonifica.

Per l’amenità del luogo ed anche per la sua vicinanza alle zone paludose bonificate o in fase di ultimazione dal regime fascistail paese inizia ad essere popolato ed ampliato da piccoli artigiani ed agricoltori del luogo (albanesi, ariccini e genzanesi), in cerca di nuova e migliore occupazione, divenendo, così, anche un punto di ristoro ed approvvigionamento lungo la via Nettunense.

E’ però nel dopoguerra, che Cecchina inizia ad espandersi: agli inizi degli anni ’50, poche case sparse su un territorio molto vasto formavano il nostro nucleo.

Molti, provenienti dalle regioni limitrofe, cominciano a stabilirsi a Cecchina. Dapprima, si erano recati qui per lavori stagionali, legati alla raccolta del grano, dell’uva e delle olive, prodotti tipici delle nostre colline che, da un lato, sono protette dai monti, dall’altro, vanno verso il Tirreno.

E, se fino agli anni ’80, “popolano” Cecchina soprattutto marchigiani, abruzzesi, molisani, campani, calabresi e siciliani, dagli inizi del 1990, molti europei dell’est si stabiliscono qui; ora, anche tanti asiatici, sud americani e magrebini sono Cecchinesi!

Conoscere la storia di Cecchina è stato affascinante: abbiamo scoperto la NOSTRA STORIA, le nostre radici!

Ebbene sì: siamo proprio una classe interessante, da questo punto di vista, poiché la maggior parte di noi non ha origini cecchinesi; manca solo un rappresentante dell’Oceania ed i continenti sono al completo!

E’ un mondo piccolo….

Il nonno paterno di Mirko è di Pescara, mentre la nonna paterna è di Capracotta; Nicole ha origini ciociare; Gabriele C. ha origini sarde: i suoi nonni paterni sono di Cagliari; Cristian ha i nonni paterni di Cariati, in Calabria; anche i nonni paterni di Alessandro sono calabresi. Matteo, Angelo e George vengono dalla Romania; Sabrine viene dal Marocco; Gokce dalla Turchia; Jonathan dalla Colombia; Stefano ha la madre dell’Angola ed il padre di Agrigento; Giulia ha madre polacca; Gabriele G. madre nata in Belgio da nonni emigrati lì, per motivi di lavoro. Arianna ed Angelica hanno origini campane. Francesco ha nonni marchigiani; i bisnonni di Flavio sono nati in Turchia; Ginevra e Sofia hanno origini abruzzesi; i nonni di Mattia sono mantovani; solo i genitori di Aurora, Valeria e Luca sono dei Castelli.

Fatta eccezione per la madre di Giulia, che è venuta a Roma per studiare, ed i bisnonni di Flavio, venuti in Italia per motivi politici, tutti hanno lasciato i loro paesi per motivi di lavoro. I primi arrivati, nell’immediato dopoguerra, riferiscono di una comunità semplice, fatta di umile gente, povera, ma molto sana ed unita. La comunità si incontrava in chiesa, all’Azione cattolica e moti erano i muratori che costruirono l’Asilo Parrocchiale, con Don Vincenzo Bettariga.

Tutto avveniva con “mezzi di fortuna”: pensate che il primo bar, sulla Nettunense, offriva ai viandanti, provenienti da Roma e diretti a Nettuno, latte appena munto nella stalla dietro al locale!!!Anche i pellegrinaggi al Divino Amore avvenivano con mezzi improvvisati e la semplicità caratterizzava la vita quotidiana, i giochi all’aria aperta (acchiapparella, moscacieca, cavallina, gare di corse con i sacchi, gioco del calcio senza scarpe…),  la trebbiatura del grano, la raccolta delle olive, i primi comizi elettorali, i passaggi del Giro del Lazio, le scampagnate nei campi del primo maggio, comunioni e cresime, colonie marine, lunghissime e sentite processioni, prime squadre di calcio…

Nel 1951, viene inaugurato il monumento ai caduti di tutte le guerre ed avviene la pavimentazione stradale, effettuata manualmente.

Nel 1956, accadono eventi particolari: la memorabile nevicata, l’arrivo dell’amato Parroco don Pietro e la costruzione del cavalcavia sulla linea ferroviaria Roma-Velletri (fino a quell’anno, la Nettunense passava per via Colle Nasone), l’inaugurazione della scuola elementare, che accoglieva piccoli bimbi desiderosi di apprendere.

Alle medie, i professori, provenienti quasi tutti dalla capitale, cercavano in ogni modo di catturare l’attenzione degli studenti, che si recavano a scuola volentieri, per stare al caldo e per sottrarsi dal duro lavoro nei campi. In occasione della festa di San Filippo Neri, si organizzavano gare di moto-cross, tornei di bocce e serate danzanti.

A Cecchina, vi erano diverse sale da ballo, dove i nostri nonni si divertivano in compagnia ed anche sale cinematografiche (ora assenti!). Il “boom” degli anni sessanta interessa anche Cecchina: vengono inaugurati il Collegio Piamarta, il primo acquedotto, lo Ial (scuola arti e mestieri), il campo sportivo parrocchiale, gli stabilimenti Aros sud e Metalchimica, la statua della madonnina, realizzata ad opera degli autisti di Cecchina.

Dalla fine degli anni sessanta, poggio Ameno comincia a popolarsi di palazzine e, da allora, sulla bella collina, continua l’opera di cementificazione, con la costruzione di villette, abitate da tanti romani trasferitisi dalla capitale. Motivo di aggregazione, da sempre, è stato il Carnevale, con la costruzione di carri allegorici e, poi, la Polisportiva, inaugurata dall’Onorevole Andreotti, la Caritas, la costruzione del presepe artistico (dal 1992). Altri momenti importanti per la nostra comunità sono stati l’inaugurazione al monumento a Salvo D’Acquisto, (1998), la costituzione del Gruppo Portatori del Santo Patrono San Filippo Neri (1997), l’inaugurazione del campo sportivo (2000) e del nuovo Oratorio (2003). Attualmente, Cecchina ha più di 12.000 abitanti e vi sono attività commerciali gestite da cinesi, tunisini, turchi, che convivono pacificamente con gli italiani oriundi dalle diverse regioni.

Si può veramente dire che Cecchina è un “micromondo” alle porte di Roma e che la nostra multietnica classe è una piccola isola felice dove, ogni giorno, ci confrontiamo, impariamo, dialoghiamo e cresciamo insieme ai nostri professori (molti di loro provenienti da altre regioni). Insieme, trascorriamo le nostre mattinate, soddisfatti di essere un gruppo classe unito ed amalgamato, caotico sì, ma entusiasta ed amante delle novità.

Tutti ci sentiamo una tessera di un grande mosaico, non un incontro casuale di persone; tutti sappiamo di essere unici ed “appartenenti” alla Prima B e a Cecchina, con le nostre tante storie diverse, unite, per ora, in un comune destino.

Classe I B, anno scolastico 2016/2017

Mirko, Nicole, Sofia, Ginevra, Aurora, Valeria, Luca; Arianna, Angelica, Alessandro, Cristian, Angelo, Matteo, George, Jonathan, Sabrine, Gocke, Giulia, Gabriele C., Gabriele G., Stefano, Mattia e Francesco.

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